"Sei troppo empatica/o" - quando mettersi nei panni dell'altro diventa rischioso.

Ti è mai stato detto che sei una persona particolarmente sensibile, che te la prendi per tante cose e che ti immedesimi eccessivamente nelle situazioni?

Hai mai notato inoltre di stare male dopo che una persona ti racconta delle sue sensazioni spiacevoli?

Se è così, probabilmente una parte di te si fonde e con-fonde con la vita e la personalità dell'altra persona.

Essere empatici per alcune persone è un dono, soprattutto a livello relazionale. Le persone che incontrano persone capaci di ascolto attivo e immedesimazione, provano una piacevole sensazione nel sentirsi accolti e capiti.

Cosa succede però alla persona che si mette nei panni altrui?

TIPI DI EMPATIA

Non esiste un solo tipo di empatia ma, ci sono diversi modi per essere in sintonia con l'altro.

- L'empatia emozionale: si condividono e sentono le emozioni che prova l'altro (questo accade spesso in terapiaquando il terapeuta sente le emozioni del paziente, comprese quelle inespresse - da qui il concetto di transfert e controtransfert)

- L'empatia cognitiva : riflette e cerca di comprendere ad un livello cognitivo ciò che prova l'altro;

- La compassione: porta l'individuo a voler agire per alleviare la sofferenza dell'altro (motivo per cui molti terapeuti soffrono della compassion fatigue).


Le neuroscienze hanno constatato l'attivazione di determinate aree cerebrali nel momento in cui le persone si sintonizzano con le emozioni dell'altro, le stesse che si sarebbero attivate se quelle emozioni fossero state provate da loro stessi. I neuroni specchio hanno una funzione fondamentale in questo.

Detto in parole semplici, se vedi una persona soffrire, puoi soffrire anche tu attivando la sensazione emotiva e non quella fisica.

Nei disturbi dello spettro autistico e in alcune psicopatologe si possono riscontrare delle attività anomale su questo piano.

I RISCHI DELL'EMPATIA

Nonostante questa funzione sociale, l'empatia ha alla base dei rischi importanti.

Nelle professioni che riguardano le relazioni di aiuto, entrare in contatto con il dolore di altre persone costantemente, può attivare un vero e proprio burnout.

Il "disturbo dello spettro di empatia" è entrato a far parte del DSM-V e tra i sintomi troviamo:

  • Deterioramento della propria identità e delle abilità sociali.

  • Sbalzi d’umore (da momenti depressivi a maniacali).

  • Iper-attivazione nel risolvere tutti i problemi degli altri per rafforzare l’immagine di sé. Se qualcuno cerca di porre dei limiti, si sentono feriti, rifiutati e molto infelici.

  • Eccessiva protezione verso l'altro

  • Altalenanza tra l’eccesso di empatia e il risentimento.

COME PROTEGGERSI DELL'ECCESSO DI EMPATIA

Visti questi rischi bisogna capire come gestire tutto questo rimanendo in relazione con gli altri senza farsene travolgere.

  1. Prenditi un tempo per te. Per una persona empatica le relazioni sono l'oggetto della fatica per cui, è importante potersi prendere un tempo per sè staccandosi da ogni tipo di relazione

  2. Lascia spazio ai tuoi bisogni. Essere ben sintonizzato con i bisogni degli altri non significa esserlo anche con i propri per cui, facci caso.

  3. Non giudicarti, se lo fai, ti è servito. Spesso sento dire "dovrei fregarmene" (che sottointeso vuol dire, non vado bene come sono). Non funziona così. Non esiste il bottone ON-OFF per cui se hai fatto una determinata cosa tot anni da domani smetti. Se ti descrivi troppo è perchè sta scomodo anche a te ma al posto di definirti TU troppo, ricorda che esisti anche tu.

  4. Definisci dei confini. Se ti senti sopraffatto dalla situazione dell'altro, probabilmente c'è una parte di te che non è con te. Riconoscilo e prenditene cura imparando a dire "no".

Concludendo, ci possono essere varie strategie per lavorare sul proprio benessere ma, se senti che questa iper-sensibilità ti fa soffrire, chiedi aiuto ad un professionista.

E' possibile imparare a coltivare i tuoi bisogni, a definirti e a gestire e riconoscere i tuoi pensieri.

Finché continuerai a stare nei panni degli altri, rischierai di non entrare più nei tuoi.

Dott.ssa Anna Antinoro

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