L'iperprotezione come continuum dell'insicurezza.

Aggiornamento: 4 nov

Dialogare con i figli e allenare all'intelligenza emotiva, è una prerogativa dei genitori figli degli anni 60/70/80. Una volta infatti, pochi genitori avevano gli strumenti per poter condividere delle cose con i figli ma soprattutto, non c'era sufficiente tempo per poterlo fare.

I figli di quelle generazioni, sono gli attuali genitori che, proprio perché vissuti in quella educazione, vogliono oggi fare diverse scelte nella relazione con i propri figli per non ripetere gli stessi errori.

In più il calo demografico ha portato molte famiglie ad essere genitori di figli unici, e quindi a portare l'attenzione focalizzata su uno o al massimo due figli. Che cosa comporta tutto questo? un aumento della protezione arrivandone, in alcune situazioni, anche ad un eccesso.


Cosa significa essere iperprotettivi

Reduce della fatica del passato, il genitore di oggi desidera dare ai propri figli una vita più agiata rispetto a quella che ha vissuto lui. C'è la voglia di essere presente, di condividere molte cose, di essere un supporto e di far si che si possa essere anche un po' "amici" dei figli. Sono tutti bisogni importanti ma, qual è il rischio? Voler limitare le frustrazioni ai propri figli nelle loro difficoltà, se da una parte può essere rassicurante, dall'altra parte se eccessivo, rischia di non dare la possibilità agli figli di poter trovare e ragionare su delle soluzioni da soli.

Pensa al registro elettronico, strumento di potere nella scuola. Una volta non c'era, (ed erano bellissimi i diari vissuti) e la classica domanda dei genitori era semplicemente "hai fatto i compiti?". Ognuno poi decideva cosa dire e come dirlo ma intanto, se li avevi fatti o meno, era una tua responsabilità.


NB: queste riflessioni non sono un elogio all'educazione del passato, ma un ragionamento di prospettiva. Ogni cosa ha il suo tempo, oggi quei metodi non funzionerebbero più e, va bene così.


I rischi dell'iper-protezione

Voler coccolare i propri figli non solo è funzionale ma è anche sano. Il problema nasce di fronte ad un anticipazione dei bisogni e delle richieste poiché rischiamo di passare l'idea che tutto sia dovuto e scontato. Nel periodo dell'adolescenza poi questo può diventare un meccanismo che ti si può ritorcere contro, perché nell'epoca in cui i ragazzi hanno bisogno di individuarsi e di gestire la loro emotività e confini, le richieste potrebbero essere sempre più grandi e di fronte al limite, la frustrazione, diventa intollerabile.


Ma perché si è tendenzialmente diventati più protettivi?

Per evitare di ripetere gli errori dei propri genitori. Se da figli si ci é sentiti particolarmente angosciati di fronte a certe rigidità, da genitori quella fatica e quell'angoscia non la si vuole fare ripetere ai propri figli perché non solo comporterebbe frustrazione a loro ma soprattutto, frustrazione a te.


Perché l’iperprotezione può essere pericolosa?

  1. I ragazzi iper protetti, faranno fatica a gestire le loro difficoltà della vita. Non aver infatti mai gestito delle situazioni difficili o stressanti, nel momento in cui si presenteranno (perché accadrà), gli alimenterà un senso di inefficacia e impotenza rispetto alla propria capacità di azione.

  2. Deprivazione dell'intelligenza emotiva e problemi psicologici. Goleman ne parla e lo afferma nel suo libro "Intelligenza emotiva". Gestire le frustrazioni e discuterne, permetterà di crescere adulti consapevoli. Alcuni studi svolti da Kagan, affermano che famiglie con uno stile iperprotettivo hanno maggiori probabilità di sviluppare disturbi psicologici di tipo ansioso, ossessivo, depressivo o disturbi alimentari.

  3. Tendenza alla dipendenza. Se ci sei sempre tu ad aiutarmi e supportarmi, non potrò fare a meno di te e quando tu non ci sarai più? Avrò bisogno di qualcuno che lo faccia al posto tuo.

Cosa posso fare per esserci senza sostituirmi?

  1. Allenare i figli alla responsabilità personale. Il mode "è solo il tuo dovere" appartiene al passato e non funzionerebbe più oggi. Dall'altra parte però alla base c'è un dato di realtà, che piaccia o no, anche i figli hanno dei doveri (la gestione dei compiti, delle amicizie, dello sport, della struttura del tempo, ecc). Fare il generale, il controllore, l'insegnante, l'educatore, il taxi, il bancomat, ecc, non li aiuterá a prendersi le loro responsabilità. Dagli la possibilità di autogestirsi, poi magari se gli va (a lui non a te) potete parlarne insieme.

  2. Insegna a chiedere . Hai bisogno? Puoi chiedere. Questo è funzionale e funzionante a permettere loro di esprimersi (e da grandi sarà tanto utile). Anticipare una richiesta o un bisogno porterà a pensare che sia tutto scontato e dovuto ma la vita ci insegna che così non è.

  3. Condividete con loro le vostre difficoltà e anche i vostri limiti. Ci sono dei momenti in cui anche gli adulti sono stanchi e poco lucidi, quindi la pazienza viene meno, si è meno disponibili a sedersi a tavolino, a parlare, a fare... possiamo dirlo anche a loro. Aiuteremo i figli a comprendere che siamo umani e daremo loro un modello di gestione dello stress.

  4. L'autorevolezza non crea traumi: a volte c'è la paura di imporre delle regole, proprio per il motivo che ti dicevo all'inizio dell'articolo, sembra una cosa brutta e rigida. In realtà i figli ne hanno un estremo bisogno, perché grazie alle regole ed i limiti hanno chiaro fino a dove possono arrivare e dove no. L'iper-protezione, se eccessiva, diventa permissività. Se fanno una cosa che non va fatta, messaggi del tipo "va bhe dai, non farlo più " (sapendo che lo rifaranno perché sono sempre giovani adulti in fase di definizione) fanno passare il messaggio che va bene tutto.

Frustrarli non crea traumi, la solitudine emotiva, si.

Conclusioni

Limitare l'iper protezione non significa che proteggere sia sbagliato, anzi, ma come tutte le cose, c'è un limite. Sentirsi al sicuro e protetti è una delle cose fondamentali nei primi anni di vita per sentirsi stabili e solidi come persone. Man mano che si cresce, è importante dare il permesso di esplorare e sviluppare autonomia, anche incontrando ostacoli e frustrazioni, in modo che l'individuo cresca, capisca dove può arrivare e si formi.

Fare esperienze fa parte delle cose e in natura i genitori ad un certo punto, insegnano i cuccioli a cacciare, perché nella loro vita aumenterà le probabilità di sopravvivenza.


Se ti ritrovi in una o più di queste considerazioni, probabilmente hai delle paure importanti.

Voglio dirti e ricordarti che qualsiasi cosa stai facendo, lo stai facendo come puoi, al meglio che puoi e con le migliori intenzioni. Ad ogni modo, nulla è irreparabile, sei sempre in tempo a lavorarci (per te e per loro).

Dott.ssa Anna Antinoro

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