La JOMO e la gioia di perdersi qualcosa in un mondo sempre connesso
Avrai sicuramente sentito parlare della FOMO (Fear of Missing Out), ovvero la paura di perdersi momenti interessanti che potrebbero essere condivisi attraverso post e storie sui social network (Gupta & Sharma, 2021).
In un contesto in cui siamo sempre più iperconnessi, sta emergendo anche un fenomeno apparentemente opposto, che prende il nome di JOMO (Joy of Missing Out), ovvero la gioia di perdersi qualcosa. Si tratta della soddisfazione che può nascere dalla scelta di non partecipare a determinate esperienze, di disconnettersi dal mondo digitale e di dedicare più tempo a sé stessi. In questo senso, la JOMO può rappresentare una risposta al sovraccarico di stimoli a cui siamo quotidianamente esposti attraverso i social media e il digitale in generale.
Vissuta come una forma consapevole di disconnessione, può trasformarsi in un'esperienza rigenerante, capace di aiutarci a recuperare energie e a ritrovare il nostro equilibrio. Se, invece, diventa una modalità per evitare le relazioni e le situazioni che ci mettono in difficoltà, può avere risvolti meno piacevoli. Ma vediamo meglio di cosa si tratta e quali sono i suoi possibili benefici.
COS'È LA JOMO E IN COSA CONSISTE
La JOMO è un sentimento di soddisfazione che nasce dalla scelta intenzionale di non partecipare ad attività sociali o digitali non essenziali (Phelan, 2018). Chi sceglie consapevolmente di adottare questo approccio può vivere il tempo sottratto agli impegni e alle connessioni digitali come un'opportunità per riconnettersi con sé stesso, con la propria interiorità e con il mondo circostante, attraverso esperienze percepite come più significative e soddisfacenti.
Durante la pandemia, lo studio di Jacobsen (2021) ha approfondito il modo in cui la JOMO possa rappresentare un possibile antidoto alle paure associate alla FOMO, favorendo una maggiore soddisfazione personale e un approccio più ottimista alla vita.
A differenza della FOMO, caratterizzata dalla preoccupazione di perdersi qualcosa, la JOMO si fonda maggiormente sull'accettazione di sé, sulla consapevolezza dei propri bisogni e sulla ricerca di un equilibrio personale.
Trovare un buon equilibrio tra questi due aspetti può aiutarci a conciliare il bisogno di stare con gli altri con quello di trascorrere del tempo da soli. Non si tratta di scegliere tra una vita sociale attiva e il desiderio di stare per conto proprio, ma di imparare a riconoscere quando abbiamo bisogno di condividere esperienze e quando, invece, sentiamo la necessità di fermarci e dedicarci a noi stessi.
L'uso eccessivo di Internet e dei social media può incidere sul benessere psicologico, contribuendo ad alimentare fenomeni come la FOMO e la stanchezza legata alla continua esposizione ai contenuti digitali. Più tempo trascorriamo online senza riuscire a trovare un equilibrio, più possiamo avvertire il bisogno di disconnetterci e recuperare uno spazio personale.
Coltivare la JOMO può diventare, quindi, un modo per prenderci cura del nostro benessere, sia individuale sia relazionale, soprattutto quando sentiamo la necessità di tornare a dare valore alle relazioni concrete, vissute al di fuori dello schermo.
Relazionarsi richiede energia emotiva, mentale e, talvolta, anche fisica. Eppure, oggi siamo sempre più abituati a comunicare online, attraverso uno schermo, e a mantenere costantemente attivi i nostri contatti attraverso messaggi, notifiche e aggiornamenti. Anche quando non siamo fisicamente con qualcuno, possiamo avere la sensazione di essere continuamente coinvolti in una relazione, chiamati a rispondere, a essere presenti e a dimostrare la nostra disponibilità.
Tutto questo può finire per sottrarre spazio al nostro tempo personale, rendendoci meno capaci di riconoscere e rispettare i nostri bisogni.
Questa stanchezza può manifestarsi anche attraverso i pensieri. Ti è mai capitato di percepire come una scocciatura il dover rispondere ai messaggi, di non averne voglia e di preferire fare tutt'altro?
È proprio da sensazioni come queste che può nascere il bisogno di staccare, di rallentare e di ripensare a un tempo in cui il telefono aveva un ruolo diverso nella nostra quotidianità e internet non era costantemente a portata di mano.
Ormai sembrano tempi lontani, ma fermarsi a riflettere su quanto siano cambiate le nostre abitudini può aiutarci a comprendere meglio il rapporto che abbiamo costruito con la tecnologia. Non si tratta necessariamente di stabilire se prima si stesse meglio o peggio: il mondo è semplicemente cambiato. Ciò che possiamo fare, però, è interrogarci su quanto queste trasformazioni siano funzionali al nostro benessere e quali aspetti della nostra quotidianità potremmo modificare per sentirci meglio.
I BENEFICI DELLA JOMO
Sebbene la JOMO non sia ancora un costrutto psicologico ampiamente validato, il concetto invita a riscoprire e valorizzare il tempo dedicato a sé stessi e alle relazioni significative.
Adottare questo approccio può aiutarci a costruire connessioni più profonde e autentiche, sia con noi stessi sia con gli altri. Può anche incoraggiarci a dedicare più tempo agli hobby, agli interessi personali e alle attività che arricchiscono la nostra vita, anziché disperdere le nostre energie in un utilizzo dei dispositivi digitali che, talvolta, ci lascia insoddisfatti.
Scegliere consapevolmente di disconnettersi dai social media può inoltre permetterci di essere più presenti nelle relazioni quotidiane, prestando maggiore attenzione alle persone che abbiamo accanto e alla qualità del tempo trascorso insieme. In questo modo, possiamo ridurre quella sensazione di isolamento che, paradossalmente, può accompagnare un uso eccessivo dei social, anche quando siamo costantemente in contatto con gli altri.
Ma che cosa significa, concretamente, praticare la JOMO?
Significa concedersi il permesso di non esserci sempre. Accettare che qualcosa possa accadere senza di noi e che molte esperienze possano essere vissute dagli altri anche senza la nostra presenza fisica o virtuale. Significa riconoscere che non dobbiamo necessariamente partecipare a tutto, essere sempre aggiornati o rispondere immediatamente a ogni messaggio.
Significa anche concedersi lo spazio per leggere un libro, guardare una serie TV o, più semplicemente, prendersi cura di sé. Potersi godere il silenzio della propria casa, abitare il proprio spazio senza sentire il bisogno di riempire ogni momento e accettare che non tutto il tempo libero debba essere necessariamente condiviso con qualcuno o dedicato a qualcosa di produttivo.
Chi riesce a vivere questo approccio in modo consapevole può imparare ad apprezzare maggiormente anche il tempo trascorso fuori casa. Si concede il permesso di uscire perché ne ha davvero voglia, e non per colmare un vuoto, per paura di essere escluso o per rispondere a un'aspettativa sociale.
In questo modo, quando sceglie di uscire e incontrare gli altri, può farlo con maggiore disponibilità e presenza, senza essere costantemente accompagnato dalla sensazione di essere stanco, di non farcela o di dover soddisfare un obbligo. L'obiettivo non è rinunciare alla socialità, ma viverla in maniera più autentica, scegliendo di esserci perché lo si desidera davvero.
È importante, però, distinguere la JOMO dall'isolamento sociale. Può capitare, infatti, di scegliere di restare a casa non perché si desideri realmente del tempo per sé, ma perché si ha paura di affrontare determinate situazioni, di incontrare altre persone o di confrontarsi con le proprie difficoltà. In questi casi, restare a casa può diventare una strategia per evitare qualcosa che ci spaventa, piuttosto che una scelta dettata dal benessere personale.
La differenza sta soprattutto nelle motivazioni che guidano il nostro comportamento. La JOMO nasce da una scelta consapevole e volontaria mentre l'evitamento relazionale, viene alimentato dalla paura, dall'ansia o dal disagio che alcune situazioni sociali suscitano in noi.
Naturalmente, il confine non è sempre così netto. Anche una scelta inizialmente positiva, come quella di concedersi più tempo da soli, può trasformarsi in una modalità di evitamento se diventa l'unico modo per gestire le situazioni che ci mettono in difficoltà.
Se ti accorgi che uscire di casa sta diventando sempre più faticoso, che rinunci agli incontri nonostante una parte di te desideri partecipare o che provi sollievo soprattutto quando riesci a evitare determinate situazioni, potrebbe essere utile fermarti a riflettere. Forse, in quella casa, tra quelle mura e in quella condizione, stai trovando un rifugio da qualcosa che ti spaventa o che non sai ancora come affrontare.
Questo non significa che il desiderio di stare da soli sia necessariamente un problema. Significa, piuttosto, che vale la pena chiedersi se stiamo scegliendo di restare oppure se sentiamo di non riuscire più ad andare.
Come per molte altre cose, anche in questo caso è importante trovare un equilibrio, ascoltarsi e prestare attenzione ai propri bisogni, senza trasformare una risorsa in un limite.
CONCLUSIONE
In un mondo iperconnesso, ritagliarsi uno spazio per stare, per essere e semplicemente per esistere sembra essere diventato quasi un lusso. Nell'era digitale, dedicarsi una serata tranquilla, magari con una tisana, una coperta e un buon libro, può sembrare persino qualcosa di poco interessante da raccontare agli altri. Come se il nostro tempo avesse valore soltanto quando è pieno di impegni, esperienze da condividere e cose da fare.
Sembra quasi che, per dimostrare di stare bene, sia necessario essere sempre in movimento, riempire le giornate e partecipare a qualcosa. Eppure, in questa corsa continua a fare, produrre e vivere nuove esperienze, rischiamo di perdere di vista una delle cose più importanti e preziose che abbiamo: la possibilità di vivere davvero la nostra vita, per quello che è e per ciò che ci offre.
Quando ogni momento deve essere riempito e ogni esperienza sembra dover essere condivisa, può diventare difficile fermarsi e apprezzare ciò che abbiamo già. Rischiamo così di vivere in uno stato costante di irrequietezza.
Ma, alla fine, tutto questo a cosa ci porta? E soprattutto, quanto ci permette davvero di stare bene?
Naturalmente, vivere significa anche fare esperienze, incontrare persone, coltivare amicizie e condividere momenti che ci fanno stare bene. Significa ridere di gusto con qualcuno, sentirsi parte di un gruppo e lasciarsi arricchire dalle relazioni che nutrono parti importanti di noi. Non si tratta di rinunciare a tutto questo, ma di imparare a scegliere ciò che desideriamo davvero, senza sentirci obbligati a esserci sempre.
Non dimentichiamoci, però, che la persona con cui abbiamo la certezza di condividere ogni singolo giorno della nostra vita siamo noi stessi e trovare lo spazio per incontrarci, ascoltarci e comprenderci è fondamentale per mantenere il nostro equilibrio.
Forse, allora, la JOMO ci insegna proprio questo: non è necessario essere sempre presenti fuori, nel mondo e nelle esperienze degli altri, per sentirsi parte della vita. A volte, abbiamo semplicemente bisogno di tornare dentro di noi, imparando a stare bene anche quando non accade nulla di straordinario.
Il valore del tempo che viviamo non dipende sempre da ciò che facciamo o da ciò che gli altri possono vedere, ma anche da come scegliamo di abitarlo e, qualche volta, la gioia più grande può nascere dal permesso di perderci qualcosa fuori, per ritrovare qualcosa dentro di noi.
Dott.ssa Anna Antinoro



