Cibo e Psiche - L'influenza del desiderio.

Quante volte, pensando di iniziare una dieta, ti sei sentita/o frustrata/o all'idea di dover rinunciare ad un determinato tipo di cibo?

Rieducare il piano alimentare porta a fare delle scelte, più o meno drastiche, rispetto a quello che sei stata/o abituato a mangiare fino a quel momento. Questo processo, condizionerà la tua fame, il tuoi comportamenti, i tuoi pensieri, le tue emozioni e il tuo desiderio.


IL CIRCOLO VIZIOSO DEL DESIDERIO E DELLA PRIVAZIONE.

Il desiderio è una tensione interna tra uno stimolo nell'ambiente circostante o che nasce per un bisogno interno, e le scelte effettive che si possono fare in un determinato momento.

Il "desiderio" è un prolungamento del concetto di "mancanza".

Dover rinunciare a qualcosa a cui sei stato da sempre abituato, attiverà probabilmente di sottofondo una spinta al desiderarlo già prima ancora di iniziare il cambiamento nella pratica.

In poche parole inizierai a desiderare nel momento in cui ti sarai già focalizzato sull'idea della privazione. Questo "ruminare" consumerà gradualmente energie mentali rendendo così più difficile l'impegno che sarai disposta/o ad investire.


IL DESIDERIO NELL'ALIMENTAZIONE

Per quanto riguarda il cambiamento alimentare, il desiderio probabilmente verrà attivato nel momento in cui starai già solo pensando a non mangiare più alcune cose.

Nasceranno di conseguenza così in te i concetti di "sgarro" e di "trasgressione".

Inoltre, a seconda di quanto tu sei abituata/o ad essere severa/o con te stessa/o, nascerà in te il sentimento di vergogna rispetto quello stesso pensiero e cercherai di evitarlo o nasconderlo per limitare il più possibile il rischio di venire giudicata/o (in primis da te stessa/o).

Questo diventerà quindi uno scontro vero e proprio tra ciò che puoi, ciò che vuoi e tra ciò che la società ti "permette" o ritiene "giusto".

Si attiverà così dentro di te una sorta di auto-limitazione che non ti permetterà di sentirti libera/o di fare delle scelte e dando inizio probabilmente, ad un percorso molto faticoso.


Per schiarirti un po' le idee ti riassumo tutto questo attraverso questo schema che ho costruito apposta per darti un'idea.


MA E' POSSIBILE USCIRE DA QUESTA TRAPPOLA? Certamente, "basta" non entrarci.

Ecco qui qualche suggerimento pratico:

  • Prendi la rieducazione alimentare come un aspetto funzionale, utile e che ti fa bene, non come un "regime" da seguire. Avrai meno voglia di ribellarti;

  • Non privarti di qualcosa definitivamente, andrai in carenza e alla prima occasione, subito dopo il primo assaggio ( che solitamente inizia con il classico pensiero del "solo questo e poi basta"), ti dirai "bhe, visto che ho sgarrato, tanto vale..." e il seguito, già si sa;

  • Concediti di desiderare e non sgridarti per questo, è sano. Sembra banale ma non lo è. A volte imporsi di "lasciar stare" o "distrarsi", sposta l'attenzione da quello che è un desiderio legittimo e che nasce da una mancanza o un cambio di abitudine. Integra e accogli il tuo desiderio. Non è qualcosa di cui liberarti ma è un sintomo fisiologico e che puoi trasformare in qualcosa di efficace per te. Ad esempio, se desideri del cioccolato, programmati un quadrato di cioccolato nella giornata a sostituzione del classico spuntino che ti eri prefissata/o. Meglio toglierti uno sfizio oggi che accumulare una sofferenza domani.

Alimentare il desiderio e la mancanza ti trasformerà in un mangiatore assetato e compulsivo, non in uno consapevole... insomma, abbi cura del tuo desiderio.

Dott.ssa Anna Antinoro


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