"Tu non sei normale": ma cosa definisce la normalità?

Qualche giorno fa avevo condiviso su Instagram una vignetta che parlava di normalità. (te la riposto qui sotto).

Per chi non capisse l'inglese: ci sono cuore e cervello che discutono sul concetto di normalità. Cervello cerca di spiegare a Cuore cosa è la normalità (mostrandogli il disegno di un uomo "tipico" e che mi ricorda un pò come quando ai bambini si cerca di spiegare che il sole è giallo e non arancione, verde, ecc). Cuore lo guarda ma non sembra capire quello che dice Cervello e dove vuole arrivare. Con sguardo quasi compassionevole Cuore guarda Cervello e crede che probabilmente sia annoiato e rassicurandolo comunica a lui che, nonostante tutto, ci sarà sempre a supportarlo.


Avevo deciso di postare questa vignetta dopo una serie di colloqui in cui era emerso il tema della "normalità" e di come alcune persone giudicassero certe azioni o pensieri più o meno "normali".

Il concetto di “normalità” viene usato spesso e serve a stabilire e definire che cosa sia abitudinario fare o non fare.

Tuttavia, quello che rischia di rendere questo processo un problema è quando si attivano una serie di critiche e pregiudizi negativi rispetto al proprio modo di essere e di agire che non viene condiviso da altre "normalità".


Se qualcosa infatti non è considerato "normale" come viene definito? Anormale (fuori dalla norma). Di per sé non ci sarebbe nulla di male ma il problema è la sensazione di inadeguatezza che si prova quando lo si pensa del proprio modo di ESSERE.


DEFINIZIONI DI NORMALITA'

Come sa chi mi conosce, l'etimologia delle parole è un aspetto a cui tengo e che mi affascina, per questo voglio partire con la definizione (che ho trovato sul sito della Treccani), letterale del termine. L'obiettivo è scoprire il significato delle parole che usiamo perchè il modo in cui usi le parole per definire e definirTI, condizionerà il tuo modo di stare nelle relazioni con gli altri e con te.


Si definisce "Normalità" : Carattere, condizione di ciò che è o si ritiene normale, cioè regolare e consueto, non eccezionale o casuale o patologico, con riferimento sia al modo di vivere, di agire, o allo stato di salute fisica o psichica, di un individuo, sia a manifestazioni e avvenimenti del mondo fisico, sia a situazioni (politiche, sociali, ecc.) più generali.


Preso atto che si definisce normalità qualcosa che sia regolare e consueto la domanda successiva che mi sorge spontanea è: chi lo definisce? L'esperienza.


Trovo curioso e interessante che si metta solitamente come al polo opposto di normalità il "patologico", come se fosse una condizione di riflesso.


Quindi se non seguo qualcosa che è la norma non funziono?


Questo è il vero problema, la critica connessa a qualcosa che non è nella norma. Ci sono naturalmente delle regole etiche e civili che vanno rispettate, perchè è necessario avere delle regole e delle norme per poter vivere in modo civilizzato nel rispetto delle altre persone.

Quello che però ognuno decide per sé è soggettivo ed è parte della propria normalità.


SIGNIFICATI DI NORMALITÀ

Vediamo ora quali sono i diversi approcci che coinvolgono e definiscono il concetto di norma e normalità:

  • L'approccio matematico: in matematica, si definisce normale tutto ciò che è più probabile. Deriva quindi tutto da un discorso di probabilità. Se una cosa è meno probabile, è fuori dal valori di "norma ". La matematica è utile per definire un metodo oggettivo sulle cose ma, per le persone, il discorso è differente.

  • L'approccio biologico: per la biologia la norma serve a mantenere un equilibrio (tra le specie o all'interno della persona stessa). Questo tipo di approccio però non è definibile e definito ma, è in continuo cambiamento. Per la biologia la patologia altro non è che una manifestazione di una ricerca del corpo di trovare un equilibrio. Il fatto che il nostro corpo cerchi un equilibrio, è una cosa negativa?

  • L'approccio sociale: per la sociologia è la società a stabilire il "giusto" e quali sono le condizioni adatte a vivere in quel determinato ambiente. Questo è il motivo per cui, paese che vai, cultura che trovi. Nel mondo musulmano è "normale" che le donne abbiano il velo, nel mondo occidentale questa non è la "norma". Quindi chi mette il velo è considerabile come "patologico" perchè non è normale per noi, e viceversa?

  • L'approccio soggettivo: Ognuno è la propria "normalità". questo è il motivo per cui quando alcune persone raccontano qualcosa che è diverso dalla tua visione del mondo ti viene spontaneo chiedergli/le "ma come fai?" e la persona magari risponde "perchè l'ho sempre fatto, per me è normale". Quindi quella persona è patologica solo perchè fa una cosa che tu non faresti?

Ci sono quindi vari aspetti attraverso cui si può parlare del concetto di "norma" e "normalità" ma quello che spero che ti rimanga oggi è di vedere il concetto di "normale" come ciò che nella maggior parte delle situazioni viene condiviso, non ciò che è sano.


Definire qualcosa come normale o meno normale è legato ad un bisogno profondo di avere delle spiegazioni, di trovare delle risposte a domande che ci si fa da sempre. Non avere delle risposte porta ad un profondo senso di impotenza e questo non fa che alimentare angoscia, frustrazione e una profonda paura dell'ignoto, vissuti con cui non è semplice interfacciarsi.

Nel momento in cui non si trovano le risposte quindi la cosa più "spontanea" (ma forse direi più rassicurante) da dire è "non è normale". Un pò come se la non normalità fosse una specie di "base sicura" in cui infilare tutti i "Non lo so".


Ti invito quindi, quando pensi a qualcosa che non è definito, quando agisci qualcosa che non ti spieghi, quando incontri qualcuno che ha un'altra storia, quando arriva un'emozione che non ti è chiara a non darti della persona "anormale" ma di imparare a chiederti: ma dove ho imparato a fare questo? Lì troverai la tua "normalità" .


Dott.ssa Anna Antinoro

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