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Oversharing: la fame di condivisione

Ti è mai capitato di incontrare una persona per la prima volta e raccontarle tante cose di te?

Oppure di andare nell'iperdettagliamento delle cose come se fosse fondamentale per te poter dire il più possibile?

E hai mai provato la sensazione postuma di aver "esagerato" a dire delle cose e che avresti potuto evitare ma è stato più forte di te?

O magari ti sei trovato dall'altra parte come oratore...

L'oversharing, soprattutto nel mondo dei social di oggi, è un fenomeno sempre più diffuso.

Sapevi però che questo meccanismo può danneggiare le relazioni e influire sulla stima che hai di te?

Te ne voglio parlare in questo articolo.




OVERSHARING: COS'E' E PERCHE' LO FACCIAMO

Si definisce Oversharing la tendenza a condividere un eccesso di informazioni personali con le persone, al punto da farlo anche con persone che conosciamo da poco o con persone con cui non siamo particolarmente in confidenza.

Condividere cose personali può risultare per l'oratore una pratica utile e liberatoria, perchè parlare aiuta a dare forma e senso al proprio sentire facendo anche ordine su quelli che sono i propri pensieri.

Parlare di aspetti personali alimenta l'intimità relazionale tra le persone ed è molto più probabile che si possa creare tra gli individui un senso di appartenenza, tuttavia, come per la maggior parte delle cose , il troppo storpia.

Già il concetto dell'over, parla di un eccesso di condivisione che può diventare corrosivo per la relazione di per sè. Ma cosa lo rende tale?

Il tempo in cui si fa, il modo in cui si fa e il contesto in cui viene agito.

Parlare per tanto tempo di sè, crea uno squilibrio nella relazione e farlo soprattutto all'inizio , può stimolare in chi ascolta, una sorta di disagio in cui si ci sente soverchiati di informazioni.

Inoltre, se non conosci abbastanza la persona che hai di fronte, potresti trovarti nella situazione in cui dai delle informazioni personali a qualcuno che non ha la sensibilità adatta per poterla accogliere e poter aver cura del tuo sentire.


Secondo gli studi di Carbone e Lowenstein (2023), condividere in modo intenso delle esperienze personali, alimenta una risposta emotiva altrettanto forte e a sua volta stimola in chi la agisce la voglia di proseguire. Sembra che questo sia originato da un meccanismo di sopravvivenza primitivo in cui scambiare esperienze personali era utile ai nostri antenati per apprendere tecniche migliori per cacciare, proteggersi e per stimolare il senso di appartenenza e di coesione.


Per quanto riguarda la società più moderna, condividere molte informazioni nasce da un bisogno di creare legami, avere l'attenzione da parte dell'altro e di creare ricordi (soprattutto nel farlo online).

Se condividere quindi ha tutte queste funzioni utili, come possiamo fare per mettere un confine nel dire di noi e attivare una protezione nei nostri confronti?


CONDIVIDERE SENZA L'OVERSHARING


  1. Quando sei emotivamente travolto, prenditi un tempo in solitaria per disinnescare. Condividere sulla base della scia emotiva aumenta le probabilità di scaricare tutta l'emotività sul tuo interlocutore esponendo parti di te che hanno bisogno di protezione, non di esposizione. Una volta ridotto questo stato, puoi allora parlarne con le persone che senti più vicine a te.

  2. La relazione è tale perchè è fatta di (almeno) due persone, se ti rendi conto che il dialogo sta diventando un monologo e che dall'altra parte c'è costante silenzio, che si guarda intorno, guarda l'orologio e comincia a rispondere a monosillabi, probabilmente si è creato uno squilibrio (e questo accade anche nelle coppie). Una volta consapevolizzato questo, fermati e fai una domanda all'altra persona, in modo da creare scambio e far si che anche l'altro si senta visto da te.

  3. Prima di parlare con qualcuno di te, valuta il contesto in cui vai e le persone con cui stai. Questa valutazione è indice di una buona protezione e cura di sè. Se ad esempio vai dal parrucchiere, parlare dei tuoi argomenti personali o di persone a te vicine, potrebbe rivelarsi controproducente.. metti che anche loro vanno dallo stesso parrucchiere.. insomma, non si sa mai . :)

  4. Seleziona il contenuto di ciò che stai per dire per capire se è rilevante ai fini della conversazione. Se ti si chiede cosa ne pensi di un argomento, non serve per forza parlare della tua esperienza dettagliata personale, puoi rimanere sul vago per poi chiedere all'altro a sua volta una domanda che crei scambio del tipo "e tu? che ne pensi di questo?" , "sei d'accordo?", "che avresti fatto in questa situazione?"

  5. Quando ti viene da condividere tanto di te, chiediti quale bisogno profondo ti porta a volerlo fare e se questa modalità, davvero lo soddisfa. Individuare la motivazione alla base può essere utile per riconoscere la tendenza all'oversharing e a sviluppare strategie adatte per poterlo gestire. Consapevolizzare l'efficacia ti aiuta a valutare che forse, può non essere la modalità giusta per soddisfare ciò che è importante per te. Sarà mica frutto di un automatismo? Pensaci.


CONCLUSIONI

Oggi come oggi, anche per l'arrivo dei social con i loro "condividi", l’oversharing è diventato parte dell'alfabeto comune.


Non bisogna però sottovalutare il fatto che tutto ciò che si condivide lascia in qualche modo traccia. Online, dentro di noi e nella persona che abbiamo di fronte.

E' importante educare all'oversharing anche i giovani, che oggi come oggi pubblicano sui loro social momenti di vita quotidiana, aprendo anche il varco della loro profonda intimità.


Come ti dicevo all'inizio condividere è parte fisiologica del processo relazionale, l'importante è saperlo fare al momento adatto, con le persone adatte senza mettere in piazza parti di te che possono essere prese e "usate" per lederti o per alimentare dubbi sul tuo modo di essere e di sentirti.


Ricorda una cosa importante. Tutti abbiamo un sè sociale, che protegge il sè privato, intimo e più fragile di noi.

Non puoi essere te stesso con tutti, perchè non tutti ne avrebbero cura, la cosa importante è che lo sia con te e che ti sappia proteggere.

Dott.ssa Anna Antinoro


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