La comunicazione senza filtri sui social: perché accade e che impatto ha sulla psiche.
- Dott.ssa Antinoro Anna

- 2 giorni fa
- Tempo di lettura: 5 min
I social sono un ottimo strumento per condividere idee, informarsi, conoscere ed avere uno scambio di opinioni. Il potenziale di questo strumento è elevato e così, come l'Intelligenza artificiale, se ben usato può diventare una risorsa per migliorare la nostra qualità di vita.
Avendo anche io un profilo sui social, mi capita sempre di più di leggere commenti aggressivi e violenti sui post di qualcuno che condivide pensieri o eventi di vita personali. La domanda che spesso mi faccio è: ma che impatto ha questo sulla psiche di chi lo legge?
É possibile che nel tempo, soprattutto per chi è abituato a condividere molto, la mente si sia desensibilizzata allo stress?
Cosa autorizza una persona a dire tutto quello che pensa, come lo pensa, senza pensare all'impatto che questo dire può avere sulla vita dell'altro? Come se ci fosse un robot privo di emozioni e che non avrà nessun impatto.
Te ne parlo in questo articolo.

LA PROTEZIONE DELLO SCHERMO
I social hanno trasformato il modo di comunicare e stanno dando la possibilità di connettersi tra persone, seppur a grandi distanze. Tuttavia, connettersi allo schermo non è sinonimo di sintonizzazione tra le persone.
Chi condivide attimi di momenti di vita quotidiana con il bisogno di condividere e di ricevere un pensiero di empatia, si trova a volte di fronte a giudizi e critiche decisamente poco costruttive.
Ma perchè accade? Perchè tra persone sconosciute ci si arriva ad attaccare così?
Tra le cause di questo comportamento c'è innanzitutto, la possibilità di farlo attraverso l'anonimato, che porta a non metterci direttamente la faccia e di conseguenza, ridimensiona il senso di responsabilità verso l'altro. La mente pensa "se non sono visibile e ho un nome che non è il mio, non sarò mai accusato personalmente per quello che dico e questo, mi autorizza a sentirmi libero di dire tutto quello che penso e come lo penso". Una forma di deresponsabilizzazione personale in cui "nulla mi tange ed è pericoloso per me come persona".
Lo stesso pensiero infatti, difficilmente lo si esprimerebbe di persona, mentre qualcuno sta raccontando qualcosa di sé. Lo potresti pensare ma, la connessione degli sguardi e dei corpi, non ti rende spontaneamente libero di dire tutto quello che vuoi, perché la tua amigdala sa, che il rischio di uno scontro verbale è alto, quindi, evita.
Questo fenomeno di spontaneità del dire, prende il nome di "effetto di disinibizione online" di cui parla J. Suler nel 2004.
Esistono due tipi di disinibizione:
Benigna, che permette alle persone di condividere un sentire profondo e alimenta la sintonizzazione tra persone che si sentono meno sole. In questo caso, il filtro dello schermo da la possibilità a chi fa più fatica a dire un proprio sentire e a poterlo fare senza sentirsi giudicato. In questo caso l'apertura emotiva crea connessione, oltre lo schermo.
Tossica, in cui le persone con un profondo senso di malessere emotivo e conseguente, analfabetismo relazionale, si sentono autorizzate a scaricare sulle altre persone tutto ciò che sentono, senza preoccuparsi delle conseguenze che queste potrebbero scatenare su chi legge.
Un'altra teoria di cui parla la psicologia sociale è quella della deindividuazione. Nel momento in cui si ci sente parte di un gruppo e di una massa, l'individualità viene depotenziata e questo, porta ad una con-fusione della propria identità.
Il bisogno di sentirsi parte e appartenenti porta la tendenza a seguire il comportamento della massa.
Se mi trovo davanti ad un post e leggo una serie di commenti negativi, automaticamente, se uno di questi pensieri risuona in me, mi sentirò autorizzato a condividere il mio, dando spazio alla mia sensazione di sentirmi parte senza pensare alle conseguenze sul singolo che legge.
La stessa cosa può accadere anche in una vita reale in cui, se sono parte di un gruppo di persone con personalità aggressive e/o rabbiose, mi sentirò autorizzato a portare avanti comportamenti di questo tipo poiché nel gruppo, l'effetto personale si ridimensiona con un pensiero del tipo "se dovesse succedere qualcosa, non sono solo ma parte del gruppo".
L'unione fa la forza ma soprattutto, rafforza.
Un altro effetto è quello chiamato della "bolla di filtraggio" guidato dagli algoritmi in cui, man mano che ci muoviamo sulle vie del web, il nostro telefono ne tiene traccia e alimenta quindi i nostri interessi e ciò che ci rende curiosi. A seconda delle nostre opinioni ci verranno riprodotti contenuti che li fomentano e li confermano, con l'obiettivo di trattenerci al suo interno più possibile e di alimentare le idee già presenti dentro di noi. Rispetto a questo argomento ti suggerisco la visione del documentario "The social dilemma".
Ciò che conferma la nostra credenza, nutre il nucleo accumbens del nostro cervello, scaricando dopamina, l'ormone che alimenta il piacere e le nostre idee.
Le informazioni che invece le disconfermano, alimentano la dissonanza cognitiva e di conseguenza, frustrazione e intolleranza che la nostra mente, non ha piacere di sentire.
GLI EFFETTI DELLA DISINIBIZIONE ONLINE
Sia chi scrive che chi riceve dei commenti, ha degli effetti personali che non deve sottovalutare.
Essere disinibiti online influenza i circuiti neurali responsabili dell'aggressività.
Rendere anonimi i propri pensieri, ha degli effetti sulla modulazione dell'attività dell'amigdala, rendendola più attiva e riducendone il controllo. Di conseguenza quest'abitudine riduce la regolazione emotiva e il comportamento sociale.
Cosa vuol dire? che più continui a dire tutto ciò che pensi e senti più svilupperai una maggiore impulsività, attivazione emotiva e minor tempo di reazione ai commenti.
Chi riceve i commenti invece, si sentirà emotivamente attivato, nel bene e nel male e questo fenomeno porterà in ogni caso la mente in stress.
In caso di commenti positivi, sentirà il rilascio di dopamina e del circuito della ricompensa che dirà "ne voglio ancora", alimentando quindi il desiderio di pubblicare di più (da qui la dipendenza da condivisione e la FOMO, cioè la paura di rimanere fuori da ciò che accade nel mondo social).
In caso di commenti negativi, la mente andrà in stress producendo eccessi di cortisolo e infiammando cervello e corpo con tachicardia, nervosismo, sensazione di inadeguatezza, ruminazione e problemi di autostima con conseguente tendenza alla ruminazione e allo stress. A lungo andare questo comporta quello che si chiama trauma vicario, alimentato da uno stress costante e persistente che esaurisce la mente.
Insomma, le parole che riceviamo online hanno un impatto nella nostra psiche, anche profondo.
CONCLUSIONE
Bisogna ricordarsi che dietro ogni schermo, ci sono delle persone che leggono e che sentono. Al di là di tutte le protezioni e barriere di cui ti ho parlato in questo articolo, bisogna ricordare che è importante avere cura delle cose che si dicono e soprattutto, del come lo si dicono.
Siamo persone umane con una storia e delle emozioni. Avere un pensiero e un'idea non obbliga a condividerla, a prescindere da tutto e tutti.
Ogni persona ha un sistema valoriale che gli appartiene e che è importante proteggere e, allo stesso modo in cui lo fai tu, lo fa anche qualcun altro.
Usa con cura il tuo pensiero, allenati a condividerlo in modo assertivo se lo ritieni importante, spiega ciò che senti limitando accuse e attacchi distruttivi verso l'altro, perchè ogni persona, ha le sue battaglie da combattere.
Anche i display possono diventare delle bombe, usali con cura.
Dott.ssa Anna Antinoro




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