Essere o apparire? Questo è il problema.

Ti è mai capitato di sentirti sbagliato/a a fare, pensare, provare determinate cose? Quella sensazione in cui ti dici "ma io non vorrei che .." ma nonostante tutto, lasci che le cose accadano senza agire.

Quando capita una situazione di questo tipo è perché probabilmente c'è una "lotta" tra il tuo sè sociale (quello che manifesti con gli altri) e il tuo sè interno (chi senti di voler essere).

Oggi voglio dirti qualcosa di più su questo.





COS'E' IL SE' SOCIALE E COME SI FORMA.

"Hai fatto proprio il bravo bambino, mi hai reso felice"

"Se non metti in ordine la stanza, non ti voglio più bene"

"Non hai mangiato tutto, mi fai arrabbiare"

Questi sono solo alcuni esempi di messaggi che ci arrivano sin da quando siamo piccoli in cui si fondono il fare (il bravo, l'ordine, il mangiare) con la relazione (mi fai, mi hai reso, non ti voglio).

Questo che cosa comporta? che crescendo impariamo che determinate nostre azioni, comporteranno determinate reazioni negli altri. Ecco che nasce quindi il Sè nella relazione con l'altro.


Sin da piccoli abbiamo bisogno di sentirci parte di un gruppo (famiglia, scuola, lavoro, amici, ecc) e questo comporta l'imparare a stare a delle "regole" che a volte sono implicite, altre no.

Mi è capitato in diverse occasioni in studio di sentire persone che ad un certo punto mi dicono "io non venivo accettato/a nel gruppo dei miei compagni perché non andavo bene a scuola e facevo parte del gruppo degli "sfigati"".

Ecco che l'etichetta di "sfigato" entra a far parte del proprio sé sociale. Così come accade nella connotazione opposta ovviamente ma, il problema principale di questo meccanismo, è che nel tempo è come se si creasse una sorta di personaggio che deve continuare a soddisfare quelle richieste lì per esistere.


Provo a spiegarmi meglio riprendendo questo esempio.

Se hai fatto parte del gruppo degli "sfigati" possono succedere due cose.

  1. Se lo hai patito, ad un certo punto nascerà per te la voglia di riscatto e comincerai a fare completamente l'opposto. Ti prenderai cura di te, studierai, farai sport, ecc.. insomma inizierai a valorizzarti per non tornare in quella situazione. E tu mi dirai? bello no?! Si, con un MA .... Che nel momento in cui nella vita ti troverai ad affrontare un momento di difficoltà e ritornerà in te la sensazione di sentirti "sfigato" rischi di avere un crollo più profondo. Perchè? perchè la tua esperienza di "sfiga" si connetterà a quello che tu hai sentito là ed allora e la sensazione di fallimento avendoci provato, sarà molto più faticosa da gestire (su questo ti invito a vedere il mio video in cui spiego la differenza tra fallire e mollare).

  2. Se a questa situazione ti sei invece "rassegnato" perchè rinforzata anche da messaggi magari familiari del tipo "sei tu che dovresti/potresti...", l'essere uno "sfigato" entrerà a pieno regime nella tua identità, alimentando così un senso di vittimismo costante che ti porterà ad essere paralizzato rispetto all'azione perchè tanto.... "sei fatto così, non ci puoi fare nulla"

Insomma, questo è solo un esempio di come ognuno, in base al proprio temperamento poi scelga la strategia più consona e più fattibile.

L'obiettivo per me oggi è quello di farti ragionare sul tuo "personaggio" sociale, quello che appare agli altri e che non può permettersi di essere come vorrebbe.


QUANDO NASCE IL PROBLEMA?

Voglio però normalizzare anche questo aspetto. Lo abbiamo fatto tutti nella vita, abbiamo dovuto imparare ad essere accettati dagli altri e riconosciuti come facente parte di un gruppo e in qualche modo, abbiamo dovuto adattarci. Non è questo il problema e non è innaturale che accada.

Il problema nasce nel momento in cui queste due sfumature di "Sé" saranno troppo distanti tra loro come desideri, bisogni e modi di essere.

Potranno infatti nascere lì i classici attacchi di panico, ansia, disturbi dell'umore, del sonno, ecc..

Insomma, i sintomi altro non sono che un segnale di "scontro" tra varie parti del sé per cui, seppur scomodi, è utile ascoltarli e dare loro un senso.


Ora pensa a te e al tuo "personaggio" sociale. Quante volte i messaggi degli altri del "non dovresti fare... dovresti essere... tu sei troppo... tu sei poco... ecc" senti che ti hanno condizionato?

Quante volte riconosci che la spinta sociale soffoca il tuo voler essere te?


Lo spazio in terapia è utile anche a questo. A fare si che queste parti si incontrino, si parlino e si conoscano affinché possano trovare il modo migliore di convivere insieme.

Entrambe le parti hanno senso di esistere e di essere.


Dott.ssa Anna Antinoro



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