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TERAPIA ADOLESCENTI

L'adolescenza è una fase della vita segnata da moltissimi cambiamenti: quello corporeo, sociale e psicologico. Attraverso "tentativi ed errori" i ragazzi si sperimentano nei limiti per capire ciò di cui hanno bisogno e sin dove possono arrivare.

In questa fase l'adolescente necessita di un genitore "guida" ma, allo stesso tempo, richiede un  bisogno maggiore di autonomia.

Quest'ambivalenza è quella che porta spesso anche i genitori ad affrontare una crisi e un momento di particolare fatica.

LA CRISI ADOLESCENZIALE

Se ad ogni cambiamento corrisponde una crisi, l'adolescenza è una crisi vera e propria. In questa fase si manifestano fragilità e sofferenze che non avevano ancora trovato espressione nel periodo dell'infanzia o che per lo meno, non risultavano elemento di preoccupazione nelle famiglie. 

I genitori degli adolescenti spesso vivono la sensazione di vedere i loro figli sfuggirgli di mano, come se non li riconoscessero più e si fossero "trasformati" in qualcosa che non sembra loro possibile.

L'adolescente, proprio per questo bisogno di conoscersi, tende generalmente ad agire piuttosto che ad esprimere verbalmente ciò che prova. Per questo motivo è importante che i genitori, sin da quando i figli sono piccoli, parlino di emozioni e aiutino i più piccoli a familiarizzare con i loro vissuti.

Nella fase adolescenziale noi adulti abbiamo un ruolo importante: comprendere ciò che loro vogliono dirci nel modo in cui riescono a comunicare.

COME SI LAVORA CON L'ADOLESCENTE?

Oggi come oggi, comunicare con le semplici parole, porta l'adolescente a vivere l'esperienza terapeutica come una "predica" senza fine in cui, il saggio psicoterapeuta (sostituto nel contesto della figura genitoriale) si fa portatore di ciò che è sano e buono.

Essendo l'adolescenza una fase vera e propria di ribellione, è importante entrare in relazione con i ragazzi attraverso strumenti che possano comprendere e che possano aprire possibilità di lavoro insieme.

Per questo motivo, l'utilizzo del digitale e dei social, nel lavoro con l'adolescente oltre ad essere di grande aiuto, può risultare terapeutico. Nel mondo digitale esiste parte del nostro mondo o di ciò che noi vogliamo vedere e far sapere di noi. Per questo motivo, l'utilizzo del digitale con l'adolescente è uno strumento importante per conoscere il loro mondo e ciò che vogliono comunicare.

Le storie di Instagram, l'immagine profilo social e Youtube possono davvero essere nuovi strumenti terapeutici.

ADOLESCENZA E CONFLITTO

Una domanda che spesso chiedono i genitori che si rivolgono allo psicoterapeuta è: “Ma è normale che mio figlio si comporti così?”

La confusione che attraversa questa fase è fisiologica. Ciò che contraddistingue un momento ad un rischio, è l'intensità con cui si esprime. Se ad esempio l'intolleranza verso le figure genitoriali e il bisogno di autonomia passa da un voler stare da soli con la porta chiusa in camera ad un urlare, lanciare oggetti e alzare le mani ai genitori, questo rende intenso e a rischio un atteggiamento.

Di seguito una serie di comportamenti a rischio in adolescenza che vale la pena approfondire con l'aiuto di un esperto:

  • Manifestazioni di rabbia che si trasformano in violenza su di sé (autolesionismo) o sugli altri;

  • Conflitto con il cibo;

  • Dis-percezione corporea;

  • Isolamento sociale;

  • Uso e abuso di sostanze e/o alcol;

  • Comportamenti anti-conservativi;

  • Disturbi del sonno;

  • Agitazione motoria;

  • Abbandono scolastico;

  • Apatia e disinteresse verso qualsiasi tipo di attività.

  • Rimuginio ossessivo;

  • Ansia da prestazione e/o attacchi di panico

COME PRESENTARSI DALLO PSICOLOGO?

A volte l'idea di rivolgersi o avvicinarsi ad una consultazione psicologica, è vissuta con un rifiuto per l'adolescente. 

In alcuni casi però è l’adolescente stesso a richiedere aiuto. È importante, anche in situazioni conflittuali, conservare il dialogo con i propri figli attraverso un atteggiamento di disponibilità e comprensione che non vuol dire perdere il proprio ruolo e la propria efficacia ma, dare un buon contenimento mischiato ad una buone dose di limite. E' importante essere onesti con i propri figli manifestando loro anche la preoccupazione di una situazione che non si riesce bene a gestire. Dire menzogne all'avvicinamento del colloquio, può portare ad amplificare il rifiuto e a compromettere la fiducia nella relazione genitori-figli. Quando c'è un rifiuto da parte dell'adolescente accompagnata da una situazione di rischio, è possibile svolgere il lavoro solo con i genitori affinché possano apprendere metodi volti ad aiutare più efficacemente il figlio.

In alcune situazioni, la presa in carico psicologica dell’adolescente necessita del coinvolgimento e dell'impegno dei genitori al fine di una buona riuscita del percorso. 

In ogni caso il primo colloquio richiede l'incontro con i genitori al fine di ricostruire la storia di sviluppo dell’adolescente e la storia del nucleo familiare. Prima di vedere l'adolescente minorenne è obbligatoria la firma del consenso informato da parte di entrambi i genitori biologici. Dopo aver svolto due colloqui con l'adolescente, richiederò un ulteriore incontro con i genitori al fine di condividere e restituire parte di ciò che è emerso e valutare il percorso possibile.